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ARTO TUNÇBOYACIYAN

Di Peppe Consolmagno
Foto di Elio Guidi e Paolo Tosti

Per gentile concessione della rivista DrumClub pubblicata nel febbraio 2001

PREMESSA:

Percussionista e vocalist di origini armene, Arto Tunçboyaciyan viene da Galataria, una piccola città alle porte di Istanbul, dove è nato nel 1957. Ha iniziato a suonare professionalmente all'età di undici anni unendosi alla band di suo fratello Onno con cui si esibiva e incideva musica tradizionale. Dopo alcuni tentativi in Europa, nel 1981 si trasferisce a New York; oggi vive nel New Jersey, per esplorare nuove influenze creative. Arto si muove sul palco, come in studio, con un set di strumenti sempre da lui costruiti o assemblati in maniera originale a cui unisce la voce dotata di una estensione che lo mette in condizione di effettuare eccellenti cambiamenti di registro. Questo gli ha sempre permesso di distinguersi da altri percussionisti e di non entrare in competizione con loro.Le sue frequentazioni artistiche sono solide ed altolocate, Arto Tunçboyaciyan ha collaborato con musicisti del calibro di Chet Baker, Paul Motian, Jim Pepper, Dino Saluzzi, Marc Johnson, Bob Berg, Al Di Meola, Eleftheria Arvanitaki; tra gli ultimi la vocalist Maria Pia De Vito e la pianista Rita Marcotulli con cui hanno inciso e co-prodotto il Cd Triboh.
Insieme al suo connazionale, il virtuoso di Oud Ara Dinkjian, ha fondato nel 1985 il gruppo Night Ark di cui è appena uscito l'ultimo Cd Petals on your Path. Due gli album solistici introvabili, Mainroot e Virgiland. Altri due sono i Cd che vedono Arto Tunçboyaciyan impegnato in veste solistica: Dignity e Onno, quest'ultimo dedicato al fratello scomparso prematuramente pochi anni fa. Avc1 e Bzdik Zinvor sono i suoi recenti lavori discografici: il primo è una colonna sonora di un film del produttore Erden Kiral in cui Arto ha scritto le musiche, il secondo registrato in Armenia con L'Armenian Navy Band.

ARTO TUNCBOYACIYAN

Arto Tunçboyaciyan mette in musica i suoi grandi valori: "amore, rispetto e verità....il miglior cibo è un sorriso, la miglior vitamina la felicità".

L'incontro con Arto Tunçboyaciyan è avvenuto in occasione del suo concerto insieme al suo ultimo progetto l'Armenian Navy Band al Teatro degli Illuminati di Città Di Castello (PG) in occasione del "Percussionistica 2000 - World Rhythm Festival" il 22.10.2000.

Armenian Navy Band condotta da Arto Tunçboyaciyan è una piccola e deliziosa orchestra il cui suono è caratterizzato da strumenti a corda come il Kemance, (un piccolo violino che si suona in verticale appoggiandolo sul ginocchio), il Kanun, (un tipo di cetra a forma di trapezio le cui corde vengono suonata pizzicate con plettri fissati agli indici), il Sazabo, un tipo di liuto a piccola cassa armonica e lungo manico che Arto ha modificato riducendone le dimensioni che lo stesso Arto suona in maniera del tutto, insieme alla sezione degli ottoni e gli spettacolari strumenti ad ancia il Duduk e il Zurna suonati dal virtuoso Vartan Grigoryan. Unito a strumenti come il pianoforte e le tastiere. La sezione ritmica è affidata alla batteria, al basso e alle percussioni del leader.

D: Ci puoi parlare dell'Armenian Navy Band, delle difficoltà che hai incontrato nella sua creazione e soprattutto nel proporlo in giro per il mondo.

ARTO TUNçBOYACIYAN: Sono tornato in Armenia per la prima volta circa tre anni fa , era il 4 di agosto ed era il mio quarantesimo compleanno, mi guardavo intorno e tutto mi sembrava diverso a causa del comunismo, della Russia, e altre cose del genere. Il centro di Erevan (Erevan è la capitale dell'Armenia) era però lo stesso, qui ho visto un club con della gente che suonava, suonavano jazz. Vidi questa band e rimasi affascinato dal loro livello nel fare musica......uno iniziava a cantare e tutti gli altri lo seguivano, sapevano perfettamente come seguirlo.
Siamo li e possiamo fare qualsiasi cosa, ma la cosa più importante per me è la reazione al momento. Proprio per questo che mi è venuto subito chiaro in mente la voglia di mettere su una formazione che fosse in grado di rappresentare il suono dell'Armenia di oggi. Abbiamo la stessa mentalità nello stesso giorno, loro suonano musica sacra e a mezzogiorno vanno a suonare musica folkloristica, nel pomeriggio suonano con la big band il jazz, la sera suonano tradizionale, canzoni d'amore e qualsiasi altra cosa. Sono dei musicisti molto flessibili. Visto ciò mi sono detto, devono suonare nel mio cd....ecco come è nata l'Armenian Navy Band.
L'esperienza è ciò che conta nelle persone che compongono il gruppo e non l'età (alcuni di questi ragazzi hanno poco più di venti anni n.d.r.), conosco persone, molte persone, più giovani di me ma, che hanno molta più esperienza di me.
Tornai una seconda volta in Armenia, fu per lo Erevan Festival.
Quando suono, non so come il pubblico mi vede, mi guarda, mi chiamano per il festival, mi propongono di portare il gruppo. Alla gente da fiducia vedere suonare in tutto il mondo la Navy Band e soprattutto questo da fiducia ai giovani musicisti. Diventa per loro anche un motivo di sopravvivenza economica.
In un giorno sono riuscito a mettere insieme venti persone. Dopo il festival mi sono fermato per una prova, mi rendevo conto di avere l'esperienza di dire a loro cosa dovevano fare e ci siamo capiti immediatamente. Conoscevo il loro livello e quindi gli ho proposto canzoni che non erano difficili ma che potevamo fare e poi proposi il nome del gruppo: "Armenian Navy Band". Qualcuno disse perché Navy semmai new, forse perché il gruppo era subito diventato come una famiglia, e cominciammo a registrare in studio all'inizio ci furono delle grosse difficoltà a livello tecnico ma quando infine, siamo riusciti a mettere insieme il cd, lo abbiamo mixato e lo abbiamo riascoltato ci siamo resi conto con grande meraviglia che avevamo fatto un buon lavoro. Tutto ciò ci ha dato molta fiducia. Portare fuori il gruppo, creare i personaggi scegliere gli strumenti,le canzoni, tutto questo è una esperienza difficile, perché erano persone senza nessuna esperienza. Se non c'è niente dietro è inutile allenarsi.
Per quanto riguarda le difficoltà devo dire che abbiamo incontrato purtroppo problemi anche per i visti per l'espatrio, per i documenti che vanno chiesti almeno 6 mesi prima, ma questo non ci impedisce di andare avanti perché abbiamo l'appoggio del pubblico, che ci da la forza di continuare. Non mi aspetto sempre che la gente ci capisca, dal canto mio cerco sempre di spiegare chi siamo e che cosa proponiamo.

ARTO TUNCBOYACIYAN

D: Perché chiamarla Armenian Navy Band? A.T.: Perché se uno ha fiducia in se stesso e nelle proprie capacità può portare la sua barca dove vuole...., guidarla da qualsiasi parte, anche dove non c'è il mare. Arto ride! (Il nome del gruppo contiene un paradosso: come si può parlare di una band marina se l'Armenia non ha sbocchi sul mare? n.d.r.). Noi continuiamo ancora a muoverci e siamo qui per la terza volta in Europa, ma, se non si ha il timone di questa barca tutto ciò non sarebbe appunto possibile.

D: Quale è il tipo di musica dell'Armenian Navy Band?

A.T.: In questo momento mi sento di presentare con questa band il suono delle generazioni del passato, ma in qualche maniera in sintonia con il mondo di oggi. Questo è ciò che chiamo "avantgarde-folk" - folk d'avanguardia. Quando guardo dentro me stesso, o quando rifletto su quello che sono mi viene un'altra considerazione che è appunto questa, di chiamare quello che suono con il nome di folk d'avanguardia. è come la mia musica, quella della mia anima del mio spirito che appunto chiamo folk d'avanguardia. Nel senso di andare avanti, andare oltre la propria esperienza, la propria mente ma senza mai allontanarsi del tutto dal proprio centro, dal proprio essere. Le esperienze acquisite ieri sono importanti per oggi e quelle di oggi per il futuro, comunque vivo nell'oggi, nel presente.

ARTO TUNCBOYACIYAN

D.C.: Una cosa che caratterizza il tuo modo di suonare è quello che, già tempo fa in un nostro precedente incontro avevo chiamato: "i bassi non suonati", vale a dire della possibilità che si ha di non suonare i bassi a tutti i costi. Ce ne vuoi parlare?

A.T.: Si certo! Sono d'accordo, il problema è come spiegarlo agli altri. Quando suono le spazzole sul tom a terra, delego al bassista il ruolo della cassa. è un problema soprattutto psicologico, anche quando ho suonato con Al Di Meola io l'ho seguito...un giorno un musicista mi disse: matu non stai suonando con le bacchette. Io ho risposto, si conosco le bacchette ma la musica ha bisogno di dolcezza, non deve essere incanalata rigidamente in un solo senso.
Quando io suono con i musicisti è importante creare armonia per diventare una cosa sola. Ho avuto comunque molti problemi con altri musicisti, molto importante è comunque avere una visione e un ascolto dei compagni con cui stai suonando e non incentrare l'attenzione su uno solo. Il percussionista non deve solo tenere il tempo, noi siamo musicisti come i chitarristi i bassisti ecc. Suonare la musica insieme è fondamentale. A volte la gente non vuole suonare insieme....come ad esempio è accaduto nell'album Oregon.
Le percussioni non devono dimostrare niente a nessuno perché attraverso le percussioni si può esprimere ciò che si è, che si sente, quindi il mio primo strumento sono io me stesso. Nella musica non c'è differenza negli strumenti, nello stile, è importante la musica non i musicisti.

D.C.: È risaputo che gli occidentali riconducono il modo di pensare la musica ad un solo diapason, tu come la vedi?

A.T.: Fra il do e il re per esempio c'è il re bemolle, questo per gli occidentali. Ma forse fra il do e il re non c'è il bemolle. Il concetto è che non c'è una nota giusta e una sbagliata. Questo ragionamento infatti non vale in India, Turchia, Armenia, Iran ecc. è come per il riso e fagioli, ognuno li mangia e poi li riconosce e poi dice questi sono indiani ecc. così è la musica. Per i musicisti dell'Armenian Navy Band la musica è naturale, non è teoria, non è pianificazione, la musica è quella di quel luogo, di quel momento, in qualsiasi stato d'animo tu ti senta.

ARTO TUNCBOYACIYAN

D.C.: Arto tu, negli anni ottanta dall'Armenia hai cominciato ha girare l'Europa, poi ti sei trasferito in America, hai avuto a che fare tutti i giorni con una logica che non è la tua, come è stato il tuo cammino?

A.T.: Ogni giorno c'è qualcuno che mi dice perché mangio gli spaghetti con lo yogurt. Io rispondo, che c'è molta, molta gente al mondo migliore di me, ma non c'è nessuno come me. Ora io posso parlare, ho questo potere perché rendo il mio mondo bello, positivo, e se agli altri non piace vado da una altra parte. Ciò che piace a me è l'evento creativo e non come creare il momento. Creare l'evento e non come suonare. Il suono della vita del momento. Il musicista deve seguire lo spirito e non la mente, la mente è quella che lavora ma il tuo hobby è il tuo spirito, e questo è molto più forte della mente. Cerco di creare questa atmosfera, per la gente armena, ma anche per tutti gli altri. Non ci sono diversità, siamo tutti uguali, imparate dai miei errori, se vi possono aiutare, allora mi considererò la persona più grande del mondo. La mia più profonda convinzione è che ognuno deve avere fiducia negli altri, la musica è parte della vita, non è la vita ma è il suono della vita, l'importante è imparare dai propri errori. Siamo qui in Italia con questo gruppo, e credimi qualcuno aveva paura di portarlo, erano scettici.

D.C: Credo che la tua coerenza e tenacia, ti abbia comunque premiato parecchio. Non è così?

A.T.: La musica che avete ascoltato stasera in questo festival, comprende tutta la realtà della vita: il suono delle montagne dove siamo nati in Armenia, il suono della tristezza, del pianto e del sorriso. Bisogna creare dal nulla, è un po' come quando si impara a camminare, si cade e poi piano piano.... Importante è la fiducia in se stessi e non confonderlo con l'ego. La mia ideologia non è il mio ego, ma fiducia in se stessi e nelle altre persone. Ho paura che molta gente invecchi senza sapere bene quello che vuole dalla vita, io lo so bene.
Non sono mai andato a scuola ma per me ognuno ha qualcosa da insegnarti, etichettare un gruppo o un musicista vuol dire limitarlo, dire che io sono un musicista jazz è sbagliato è un limite. Come dire che questo gruppo è armeno. Tutto mi appartiene, qualsiasi genere musicale e qualsiasi posto dove lo suono. Quello che conta non è il nome della mia nazionalità ma il potere della terra da cui provengo non del governo che lo governa.

Peppe Consolmagno


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