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In memoria di Giuseppe Naco Bonaccorso

Giovanni Giorgi
Intervista di Ilaria Isaia

Ha ventisei anni ma già un curriculum di tutto rispetto. Senza dubbio Giovanni Giorgi è un batterista che farà strada. La sua agenda lavorativa è già ricca d'impegni, tanto da rendere difficile fissare una data per un'intervista. Ma noi di Percfest ce l'abbiamo fatta. Registratore acceso, musica rigorosamente jazz di sottofondo, e via con le domande.

DOMANDA: Com'è cominciata la tua avventura? Quando hai preso in mano le prime bacchette?
RISPOSTA: Diciamo che è stata una cosa molto naturale, anche se non priva di qualche piccolo problema, perché mio padre è stato un batterista molto talentuoso negli anni settanta, poi ha smesso di suonare per mantenere la famiglia, rinunciando a una carriera di sicuro successo. Questo te lo dico con tutta tranquillità perché riascoltando i nastri dove suonava c'era da mettersi le mani nei capelli da quant'era bravo. Infatti devo tutto a lui perché tutto quello che so (mi ha anche portato a una scuola di musica per trasmettermi le cose più tecniche) lo devo a lui. Tutt'ora con la sua esperienza mi consiglia sempre. Ascolta le mie registrazioni, viene ai concerti. Se suono bene è tranquillo e sorridente, altrimenti non mi parla per un giorno o due. Poi quando avevo dodici anni mi ha trovato un gruppo. Suonavo jazz con musicisti adulti. Lì è stato abbastanza choccante, perché pensavo fosse diverso suonare con altra gente, invece ho scoperto che ognuno ha la sua personalità e farle coesistere tutte in un gruppo, anche in un quartetto, non è sempre semplicissimo. Così ho cominciato a studiare per conto mio e quando mi sono sentito pronto, verso i diciassette anni, ho cominciato a suonare in giro. E da lì in poi tutte le sere. Adesso sto via anche per lunghi periodi, ma è quello che volevo.

D: Studi?
R: Ho studiato dai quindici ai diciassette anni all'Accademia di Musica Moderna con Franco Rossi, Marco Volpe, Giovanni Principe, Luca Turolla. vari insegnanti che si sono susseguiti in quell'arco di tempo. Ho imparato vari stili, tecniche, teorie, la lettura. Marco Volpe è stato l'ultimo insegnante e mi ha dato molto. Mi ha fatto ascoltare i dischi giusti in un periodo in cui ero molto ricettivo. Tutto si è compiuto nel periodo giusto per me. Per esempio questo che stiamo ascoltando è il grande Lee Morgan in Locomotion, tratto dall'LP Blue Train di John Coltrane (è già la diciottesima volta che ascoltiamo questo brano. N.D.R.). Marco mi fece ascoltare questo disco chiedendomi di trascrivere il solo di batteria. Ancora oggi mi chiedo come, a diciassette anni, ci fossi riuscito perché era piuttosto difficile. Eppure all'epoca studiavo, andavo al liceo poi tornavo a casa e trovavo anche il tempo di fare questo. Eppure ce la facevo perché c'era l'entusiasmo, invece adesso non potrei perché ho troppe cose a cui pensare. Ma quando hai l'insegnante giusto e hai entusiasmo tutto va al suo posto. Marco mi ha fatto capire che uno degli stili musicali che preferisco, e che da modo a un batterista di esprimersi davvero, è il jazz. Già solo per il fatto che puoi usare una grandissima gamma di dinamiche. Poi a me piace suonare di tutto, e mi diverte, perché suono con grandi musicisti che mi danno stimoli. Questo è molto importante. Comunque sopra di tutti c'è sempre mio padre: non faccio nulla che non passi un suo test, lui ha sempre l'ultima parola.





D: Quando hai cominciato a lavorare "sul serio"?
R: Pagato in modo ufficiale, verso i diciassette anni. Da professionista. E per me il professionista è uno che ha studiato tantissimo, che quando suona puoi coglierlo in ogni sfumatura perché ha studiato tanto, ha sentito tanti dischi, ha fatto tanti concerti, anche indipendentemente da quello che guadagna. Io ho cominciato a fare questo molto presto perché mi piaceva troppo. Andare in giro, tornare tardi la notte, comprare i cornetti caldi quando finivo di suonare. è stata un po' una sfida perché dovevo capire qual era il livello da raggiungere, poi da lì in poi cominci a essere propositivo, a dire la tua. E allora ti accorgi che puoi cominciare davvero a fare musica, anche con gente mai vista prima. Quello che mi preme è che venga fuori qualcosa di bello. Prima io pensavo solo a me stesso, a migliorare la mia tecnica. Ma dopo aver fatto tanti e tanti concerti la cosa che mi interessa di più è che venga fuori qualcosa di bello.

D: Attualmente cosa stai facendo? Progetti, lavori in corso?
R: Intanto posso dirti che finché avrò energia in corpo continuerò a suonare col mio grande amico Gigi Cifarelli. Verso di lui ho un enorme debito di riconoscenza in primo luogo perché mi ha fatto suonare ad altissimo livello, mi ha fatto conoscere in giro portandomi dappertutto, quando ero nella fase di crescita. Questo non lo fanno tutti. Molti vogliono solo professionisti già affermati. Ma io suono con tantissima gente. In programma ho vari concerti con un chitarrista di Roma molto bravo che si chiama Rocco Zifarelli, con Pippo Matino al basso. Poi con la band di Amedeo Bianchi, che è un grande sassofonista, e qui ci sono grandi musicisti come Riccardo Fioravanti. una cosa che mi piace ricordare è un lavoro fatto recentemente con l'orchestra di Carlo Boccadoro. Abbiamo seguito brani di compositori inglesi, brani parecchio complicati (e per me era una cosa nuova) con gente come Andrea Dulbecco al vibrafono e tanti altri musicisti proprio bravi. E lì la disciplina è importantissima, ma una volta arrivati alla fine dell'esecuzione provi una soddisfazione immensa. Poi suono con Angela Baggi, una grande cantante, e coi Dirotta su Cuba. Con loro ho finito la tournée a ottobre. Poi c'è il mio gruppo. È un progetto a cui tengo tantissimo. Si chiama Thrust. Il nome è un po' pretenzioso perché prende spunto da un bellissimo album di Herbie Hancock, quindi un funk con influenze jazz, blues. una cosa molto "nera". Qui suono con Pepe Ragonese, alla tromba, suo fratello Pancho Ragonese, che è un bravissimo pianista, al Fender Rhodes, e Pippo Matino al basso. Tutti amici e bravissimi musicisti, ma principalmente amici, di quelli su cui sai di poter contare in ogni momento. Presto faremo un disco al quale seguiranno molti concerti, e già ne stiamo facendo. Ognuno di noi mette qualcosa di personale, che si sente quando suoniamo. Cerchiamo di non essere scontati. Facciamo tutti brani nostri, più qualcosa di Wayne Shorter o Herbie Hancock, che è la nostra musa. Poi insegno in una scuola, qui a Milano. La scuola di un grande batterista, che si chiama Antonio Turrà. Di solito non insegno in scuole, ma questa è un'eccezione perché tutti gli insegnanti sono miei amici, e fra i musicisti più forti a Milano, da Luca Meneghello, a Tonino De Sensi, a Ernesto Ghezzi, a Fabrizio Leo detto Bicio, che è un grandissimo talento alla chitarra, poi ci sono io, Pippo Matino, Pancho, Toni Casucelli, che è un altro pianista, Tiziana Cocozza, cantante. tutti bravissimi. è un progetto che mi entusiasma e in cui credo molto. La struttura si chiama Musicomania.

D: Sogni? Come ti vedi tra dieci anni, per esempio?
R: Io sono uno che se si propone qualcosa deve realizzarla. I progetti di cui ti ho parlato sono quelli che voglio realizzare. Ma mi rendo anche conto che la mia attività si infittisce. Già ora le richieste sono più che due anni fa, e fra un anno saranno ancora di più. è un po' un lusso fare propri progetti. Conto di fare cose mie, e comunque andare avanti con gli studi, le mie idee. Il mio ideale sarebbe formare un nucleo mio dove facciamo anche pezzi miei. Adesso non oso ancora perché le mie conoscenze armoniche sono veramente da migliorare tanto. Però quello che senti adesso ("Blue Train" di John Coltrane) è fra le cose che vorrei fare, brani che rimangano in testa alla gente, che si ricordino, che arrivi al cuore di tutti. A me piace molto l'hard bop, qualcosa sullo stile di Art Blakey. Scrivere così sarebbe fantastico. Però in Italia non ci sono spazi, né grandi possibilità. Anche i migliori spesso si trovano a dover suonare in posti dove l'acustica è scadente, dove non c'è un gran giro musicale. Non c'è molta attenzione per la musica. La voglia di fare c'è, ma spesso si arriva a perderla in situazioni così. Diciamo che non so cosa accadrà ma so cosa vorrei fare.

D: La cosa più bella che ti viene in mente pensando alla batteria?
R: La famiglia. Perché la musica unisce la mia famiglia. La musica fa stare bene tutti, io ho la fortuna di poterla suonare a un livello alto, e questo fa stare bene me, ma anche tutti i miei cari. E poi la musica mi ha permesso di aprirmi, perché prima ero chiuso a livelli patologici. Addirittura una volta, avevo dodici anni, mia madre mi buttò fuori di casa per costringermi ad andare a giocare con gli altri ragazzi della mia età. Mi ha lasciato fuori tutto il giorno. Ero un bel soggettino, non sarei mai andato d'accordo con nessuno, davvero un orso. Invece suonando insieme ad altra gente tutto è cambiato. Ora in un mese conosco più gente di quanta ne abbia conosciuta a scuola in due anni. E poi suonando c'è una forte comunicazione, è quasi come fare l'amore, non ci sono inibizioni, e quindi comunque impari qualcosa. sono sguardi, sensazioni, vibrazioni. questo con quelli con cui suoni. Poi comunque ti trovi a viaggiare, conoscere gente... io ho imparato tutto in un anno, sono diventato un simpaticone. Quindi la musica mi ha permesso di aprirmi tantissimo, questo è fantastico.

D: Dicono che i batteristi siano fra i musicisti più simpatici, vero?
R: Diciamo che fanno da collante. Spesso quando, per esempio, bassista e pianista cominciano a litigare per questioni armoniche, il batterista è lì, dice una battuta delle sue e il clima si distende.

D: Insomma, un mattacchione!
R: Sì, è uno stereotipo. Il batterista deve essere un burlone. Non ci sono batteristi che non siano burloni. Se non lo è non fa il batterista. Semmai fa il pianista. Pensa alla storia della musica: i batteristi si dimenano, sono aggressivi, arzilli, devono avere sempre un sacco di energia. (Si ferma a riflettere, meditabondo. N.D.R.) Il pianista di solito non è così.

D: Qual è la musica che ascolti di solito?
R: Mah, io ascolto tutta la musica con cui mi sento in sintonia. Per esempio, se alzo il volume dello stereo voglio sentire qualcosa che mi faccia stare bene, in viaggio, prima di arrivare in un posto. Dopo una serata di solito non ne ho voglia, quando hai le orecchie piene di suono non vuoi sentire più nulla. La musica che preferisco è quella registrata dal cinquanta al sessantaquattro, e parlo di jazz. Miles Davis, John Coltrane, Art Blakey, tutte le varie registrazioni della Blue Note, Herbie Hancock. Lì c'è un certo tipo di sound, c'è l'assenza assoluta di interventi digitali. Tutte cose registrate in diretta. I musicisti suonavano assieme e facevano capolavori. Oggi non c'è più tutta quella libertà d'espressione. Quando fai un disco ognuno vuole dire la sua, anche gente che non c'entra nulla. Questo è quello che ascolto più spesso, ma io vado per umori, quindi nella mia raccolta ho cassette di ogni stile, da Eros Ramazzotti a Bill Evans, Miles Davis, Jimi Hendrix, i dischi dei miei amici. se mi sento aggressivo ascolto Purple Haze, se mi sento più soft vado su Bill Evans. in macchina non ascolto la disco music, perché mi da meno dei generi che ho citato. Invece agli inizi ascoltavo quello che girava in casa, dai King Crimson e il rock progressive che suonava mio padre, i Deep Purple, oppure Concato, Lucio Dalla, Battisti, che ascoltava mia madre. Mio padre batteva molto sui Weather Report: li suonava a tutto volume e toglieva il disco solo quando la famiglia cominciava a dare segni di pazzia! Mia madre interveniva, magari con un disco di Concato dopo un solo di Jaco Pastorius o Peter Erskine, giusto per ristabilire un filo d'ordine. Perciò quella è la musica che ho cominciato a suonare. Negli anni ottanta andava molto la fusion. Ho ascoltato prima quella poi sono andato alla ricerca di quello che preferivo.
Comunque per me non ci sono etichette. C'è solo la musica bella e quella che fa schifo. E quella bella merita di essere ascoltata, tutta, qualsiasi genere. Io ascolto di tutto e mi trovo anche a suonare di tutto.

D: I tuoi batteristi preferiti?
R: Beh ci sono i soliti batteristi d'oltreoceano, Philly Jo Jones, Art Blakey. ma questo è scontato. Loro hanno raggiunto degli standard tecnici molto elevati che gente come me si è trovata a studiare. E comunque a loro faccio sempre riferimento. In Italia ci sono grandi talenti, dico quegli amici con cui ho più a che fare e che in varie occasioni mi hanno dimostrato la loro amicizia. Christian Meyer, Max Furian, Ellade Bandini, Franco Rossi, Walter Calloni, Marco Volpe. sono tantissimi. Questi fanno parte di quella schiera nutrita che io andavo a sentire da ragazzino, quando ancora non avevo la patente e costringevo mio padre a portarmi nei vari club fumosi rischiando la laringite. Io li vedevo come dei miti e studiavo pensando a loro. Quello che era il classico ragazzino che andava a rompere a fine serata è diventato un professionista, l'amicizia e la stima sono cresciute sempre di più, e ora capita addirittura di scambiarsi i lavori. Questo dimostra che la musica è un mezzo di unione, di comunicazione a livello umano davvero incredibile. A sedici anni mi sembrava impossibile. Poi ci sono anche tanti altri talenti, non batteristi, che secondo me meritano di essere citati. Gente a livello più che europeo che per vari motivi non sono ancora all'attenzione di tutti, ma presto sentiremo parlare di loro. Fabrizio Leo, che è un chitarrista supremo, autodidatta, Pippo Matino, un fuoriclasse assoluto del basso, Pepe Aragonese, alla tromba, suo fratello Pancho, al fender Rhodes, Luca Meneghello, un chitarrista che si sta facendo conoscere, Tonino De Sensi, grande bassista che suona con me e Gigi Cifarelli, gente anche conosciuta come Andrea Braido. musicisti che hanno molto da dire.



IL SET

Tamburi con fusti in legno di betulla o acero
A= Tamburo bass drum 16" x 21"
B= Tamburo snare drum 12" x 7"
C= Tamburo tom 10" x 8"
D= Tamburo floor tom 14" x 10"

Cymbals
1= Ufip Experience Series Hi-Hat 14"
2= Ufip Custom Ride 20"
3= Ufip Experience Series Ride 20"
4= Ufip Bionic Series Ride 20" (uso crash)
5= Ufip splash 8" (due alla volta usati sovrapposti)

Percussions:
a= bell 6"
b= sonaglio (Ufip)
c= woodblock
d= campanacci
e= Peter Angel Hearth percussion

Bacchette "Giovanni Giorgi" (Ideas for drummers)



Thanx to Tullio Granatello (Tamburo), Luigi Tronci (Ufip), Marco Volpe (Ideas for drummers) e Angelo Giorgi (per la saldatura delle meccaniche)


D:Hai manie o fobie particolari?
R: Sì! La mia fidanzata dice che ne ho parecchie. Ma mi rincuora sapere che tanti altri batteristi sono come me! Io ne ho tantissime, per esempio a me non piace guidare, trovo angoscioso affrontare viaggi lunghi, poi ho una particolare predisposizione e dimenticare le strade. Non viaggio mai senza cartina. Poi ne ho circa l'alimentazione. Passo periodi in cui faccio il bravo e mi nutro bene, altri in cui il mio pasto può essere una scatola di Togo o un Ringo all'autogrill alle cinque del mattino. questo non fa bene, specie se fai una vita logorante come la nostra. Altra fobia, riguarda il palco: non sopporto la batteria montata dalla parte del charleston! Quando il batterista è di profilo e vedi in primo piano la sua mano sinistra, non mi piace assolutamente. Io la monto sempre al contrario, la prima cosa che si deve vedere è il timpano, e poi il resto della batteria. è una fissazione, lo so, ma è più forte di me. Altra cosa che non sopporto è quando la batteria è messa proprio al centro, dritta. mi fa venire in mente un tirassegno, di quelli da luna park. Io devo sempre essere un po' decentrato a sinistra. Altra fissazione: mi lavo i denti cinquanta volte al giorno. Ho la fissa della pulizia. E quando sono in giro può essere un problema. Un'altra fissa riguarda il set: quello che mi fa impazzire un mese il mese seguente non lo sopporto più.

D: A proposito di set. Parlami del tuo.
R: Io uso sempre strumenti italiani, li preferisco senz'altro. Hai più vasta scelta, puoi andare a visitare le fabbriche e chiedere quello che ti serve. Sono strumenti ad altissimo livello, e poi mi ci trovo benissimo. Quando vado alla Ufip Luigi Tronci mi da retta, sceglie con me i piatti, mi fa vedere la passione, l'amore che ci mette. come anche Tullio Granatello della Tamburo. Questa è amicizia, qualcosa in più che la semplice scelta di uno strumento.

Ilaria Isaia


Stefano Bagnoli
Ellade Bandini (solo foto)
Terry Bozzio (solo foto)
Omaggio a Giulio Capiozzo
Giorgio Cavazzano
Omaggio a Stefano Cerri
Daniele Di Gregorio
Disma 2001
Elio e Le storie tese, Pier Foschi, Ettore Fioravanti
Giovanni Giorgi
Akira Jimbo
Christian Meyer
Davide Ragazzoni (solo foto)
Alessio Riccio
La notte delle batterie 2001
La notte delle batterie 2002
Arto Tunçboyaciyan


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