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PercFest Memorial Naco
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In memoria di Giuseppe Naco Bonaccorso

Il jazzista

"Noi Bonaccorso siamo un'antica e famosa casata di batteristi" dice scherzando Rosario, fratello di Naco.
"Seguendo mio fratello - ribatte Naco - ho imparato a suonare le percussioni".
E racconta: "A 16 anni ho cominciato ad andare a curiosare alle prove del suo gruppo. Una sera è arrivato anche un ragazzo con un paio di bonghetti malridotti: sono stato subito stregato da quello strumento, quel momento ha cambiato la mia vita; da quella sera non ho più smesso.

I primi anni da musicista sono tutti dedicati al jazz. In trio con il fratello ed il pianista Riccardo Zegna partecipa a varie rassegne, arrivando gradualmente a suonare festival di Nizza, Alassio e in Umbria.
Fin dai primi tempi Naco evidenzia uno stile personale, ricco di influenze provenienti da vari generi musicali, il jazz, il Brasile, Cuba e - perché no - il rock. L'originalità del suo drumming non passa inosservata, dandogli la possibilità di suonare spesso e con molta libertà di espressione. Si esibisce in trio con il pianista Franco D'Andrea ed il trombettista David Boato (Current Changes), in una situazione musicale dove i brani di D'Andrea lasciano molta apertura all'interno delle strutture.
Poi un settetto con lo stesso D'Andrea, Gianni Cazzola alla batteria, Glenn Ferris al trombone, Tino Tracanna al sax, Attilio Zanchi al basso, Saverio Tasca al vibrafono.
Con Tino Tracanna incide ancora in trio (Games, insieme a Massimo Colombo, tastierista di Linea C) ed in gruppo insieme a Tracanna, Colombo, il contrabbassista Paolino Dalla Porta, il batterista Francesco Petreni, Bebo Ferra alle chitarre, Paolo Fresu e Emilio Galante ai fiati.
La partecipazione ai dischi di Linea C, il gruppo di Calloni, Cerri e Colombo, gli dà anche l'occasione di cimentarsi in situazioni elettriche di alto livello e grande tensione. Dal primo disco del trio (Linea di confine, del 1993) nasce un duetto destinato a far accapponare la pelle agli spettatori: Walter Calloni e Naco, batteria e percussioni in libertà: energia, e tecnica che si incontrano in clinic improvvisate e geniali.
In ambito jazz la situazione più familiare è certamente il "Latino suite", con Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Dado Moroni al piano. Lo stile ibrido di Naco, che mescola batteria e percussioni, acustico ed elettronico, Brasile e Cuba, America ed Europa, contrasta evidentemente con l'impostazione jazzistica tradizionale degli altri due musicisti, ma non stride, anzi completa e rende viva una situazione che altrimenti sarebbe solo di ordinario (altissimo) livello. La ricerca del suono, la sfida con gli strumenti, l'improvvisazione audace e istintiva sono le caratteristiche che rendono il "Latino suite" un caso unico in Italia per le potenzialità innovative e creative che esprime nell'interpretare i tradizionali standard di jazz. Al trio si unisce a volte un altro musicista d'avanguardia, il trombettista Enrico Rava, uno dei jazzisti italiani più conosciuti all'estero.




Naco Naco in una foto di Christian Meyer