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PercFest Memorial Naco
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In memoria di Giuseppe Naco Bonaccorso

Lo Stile
QUELLO DEL PIANO SUPERIORE

"Naco - spiega Rocco Tanica, tastierista di Elio - ha smantellato i luoghi comuni del modo di suonare le percussioni, mostrando i mille modi diversi in cui una cosa può essere suonata". Questa prerogativa viene aiutata anche della capacità di inventare gli strumenti: "Una volta - racconta Feiez, un altro musicista di Elio - ha montato un set con un paio di scatole di legno al posto delle congas: suonavano benissimo, faceva anche lo slap e l'effetto del dito trascinato sulla pelle tesa".
Canalette del filo elettrico, molle, pezzi di latta ed ogni sorta di piatto rotto servono per costruire aggeggi di tutti i generi, dal suono affascinante o aggressivo. Ascoltando gli album "Anime salve" di Fabrizio De André e "Macramé" di Ivano Fossati ci si può rendere conto di quanto questi nuovi suoni siano efficaci.

Un'altra sua qualità è la capacità di mettere a proprio agio gli altri musicisti. Racconta il batterista Ettore Fioravanti: "Ho suonato con lui in un disco di Tino Tracanna. Per me é sempre stato difficile suonare con dei percussionisti. Naco riusciva sempre a mettermi a mio agio. Essendo un virtuoso, riusciva a conciliare la qualità del suono con l'attenzione agli altri musicisti: era morbido ma intenso".

La prima cosa che colpisce guardando suonare Naco é l'indipendenza delle mani. La sorpresa è ancora maggiore quando al normale set si aggiungono i pedali (cassa e trigger) e la voce. Un concetto di indipendenza a 360 gradi, sviluppato per favorire il regolare fluire dell'accompagnamento. "Quando si è l'unico percussionista di un gruppo, si verifica spesso che, per cambiare strumento, si sia costretti ad abbandonare il tappeto ritmico di base, creando un momento di vuoto. E' sgradevole lasciare una base fatta con una percussione, ad esempio le congas, per poi inserirne un'altra; a volte questo nuoce alla musicalità dei pezzi. La tecnica che ho sviluppato mi permette di sostenere con una mano un tappeto ritmico, lasciando libera l'altra di inserire un altro strumento con un nuovo groove o con variazioni libere, rispettando così le dinamiche musicali".

Un'applicazione della tecnica di indipendenza è il cosiddetto "piano superiore", un metodo di accompagnamento con l'hi-hat in sedicesimi. Sullo stesso stand vengono sovrapposti due hi-hat chiusi in modo che la bacchetta possa colpire la parte superiore di uno e la parte inferiore dell'altro.

Partitura


Il piano superiore: un esempio di Naco


Con questo piccolo trucco si acquista velocità e sono permesse figurazioni che normalmente una mano sola non può eseguire. Giocando poi sul suono dei tamburi, usando ad esempio una zabumba come grancassa ed un tarol come rullante, è possibile sostenere con una mano sola un tempo di batteria in 4/4 con gli ottavi sul charleston in levare.

La disposizione del set è ovviamente funzionale alle tecniche di Naco: tutti gli strumenti che si suonano con le mani sono a sinistra e quelli con le bacchette a destra.

Gli strumenti utilizzati variano secondo il contesto musicale. Nel jazz spesso spunta una cassa o una piccola batteria, oppure qualche nuova percussione della Remo, oltre agli strani oggetti suonanti di Pete Engelhart. "Vario spesso il mio set di percussioni - dice Naco - mi piace improvvisare, spesso cambio anche la disposizione dei vari strumenti per avere piĆ¹ gusto nella ricerca del suono".

Oltre alle percussioni ed ai piatti della Ufip, il set comprende anche alcune elettroniche, percussioni triggerate, pedali, multieffetti applicati alla voce, un octopad della Roland. La voce è filtrata da multieffetti Yamaha tipo SPX 90, REX 50, UB 70 o GP 40 e riverberata da campionatori JamMan Lexicon; i trigger sono pilotati da expander Yamaha, Roland e Korg.




Naco Naco in una foto di Christian Meyer