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Akira Jimbo

Il tempo è tutto
Akira Jimbo


Lui è uno di quelli di cui si parla molto oggi, è il primo giapponese a cui la prestigiosa rivista americana "Modern drummer" ha dedicato la copertina, un riconoscimento che consacra il batterista del sol levante nel gotha del drumming planetario.

Di persona Akira dimostra molto meno dei suoi quarantuno anni, fa di tutto per essere ospitale. Insomma, il successo non gli ha dato alla testa e la conoscenza del mondo occidentale non gli impedisce di rispettare le più sane tradizioni del suo paese.

Akira comincia a suonare la batteria a 18 all'università di Keio in Giappone, diventando presto un componente dell'orchestra della scuola, la Light Music Society Big Band.

Nel 1980 entra nel gruppo fusion Casiopea con cui, insieme ai suoi compagni Issey Noro (chitarra), Minoru Mukaiya (tastiere) e Tetsuo Sakurai (basso), realizza una dozzina di album che vengono presentati in alcuni tour mondiali. Casiopea diventano così l'unica realtà musicale giapponese conosciuta a livello internazionale e Akira Jimbo si impone come il batterista di riferimento in Asia, riconoscimento che conserva ancora oggi.





Dopo l'esperienza con Casiopea fonda il gruppo Jimsaku insieme al bassista Tetsuo Sakurai e parallelamente decide di esplorare nuove possibilità musicali intraprendendo una personalissima carriera da solista, che lo vede registrare oltre 10 album, fra cui ricordiamo "Cotton" (1986), "Palette" (1991), "Gathering" (1991), "Slow Boat" (1992), "Lime Pie" (1994). Parallelamente realizza quattro video didattici dai titoli indicativi: Impulso, Metamorfosi, Indipendenza e Sviluppo, tutti editi da DCI/Warner.

Lo incontriamo dopo una straordinaria demo in cui suona tutto da solo, immerso in una batteria acustica, ma circondata da trappole elettroniche: campionatori, trigger, pad e campionatori.

Il risultato sonoro è apprezzabile, quello spettacolare è impressionante: scorrono uno dietro l'altro brani originali e cover (fra cui una Cometogether di dubbio gusto, su cui mi piacerebbe sentire il parere di Lennon e McCartney) in cui la batteria fa tutto, melodia e ritmica, sovrapponendo complicate poliritmie e precisissimi obbligati. Akira è lì, si concentra, suda freddo e si concede grandi sorrisi liberatori quando si rende conto che tutto va liscio, cioè molto, molto spesso. Anzi, sempre.


La simbiosi acustica-elettronica ancora una volta mette il batterista in grado di guadagnarsi sul campo i galloni da musicista a tutti gli effetti, ma nello stesso tempo pone delle domande sul senso artistico di un'esibizione del genere. La risposta è semplice: qui parliamo di ricerca, di possibilità dello strumento portate all'estremo da un uomo, un virtuoso che ha fatto della sua caparbietà una scelta vincente e garbata. Con stile.

Quello di Akira Jimbo è un linguaggio, straordinario, un po' freddo, ma in grado di dialogare in altri contesti, come la straordinaria sfida fra batteristi ospitata dalla Yamaha al Disma di Rimini, con Jimbo, Sonny Emory (Earth Wind and Fire), Christian Meyer (Elio e le storie tese) ed i giovani Riccardo Lombardo e Mariano Barba, con spettatori come Karl Perazzo, percussionista di Santana, estasiati dallo spettacolo.

Ecco quindi Akira Jimbo, con la sua Yamaha in faggio, il rullante Jimbo Signature, le elettroniche Yamaha DTX, i piatti Zildjian Cymbals, e le bacchette Vic Firth.




DA SOLISTA

Cotton 1986
Palette 1989
Jimbo 1990
Slow boat 1991
Penguinparasol 1992
Lime pie 1993
Catarina jazz festival '94
Panama man 1994
Beach picnics 
(raccolta in due volumi, 1994)
Rooms by the sea 1995
Flower 1996
Stone butterfly 1997
Pacifica 1997
con JIMSAKU
Jimsaku
Forty-five degrees
Jade
Viva !
100%
Wind loves us
Navel
Blaze of passion
Jimsaku best selection
Dispensation
Mega db

con TROPICAL JAZZ BIG BAND
Live in yokohama
September
My favorite
La rumba



L'INTERVISTA

D.: Akira, tu sei un batterista di cui si parla molto, ma non è facile vederti.
A. J.: No, in Italia non è facile, infatti è solo la seconda volta che vengo nel vostro paese.

D.: Il tuo nome è legato principalmente ai Casiopea, il supergruppo fusion giapponese. Collabori ancora con loro?
A. J.: Ho lasciato i Casiopea dieci anni fa, anche se continuo a lavorare con loro perché non hanno un batterista fisso.

D.: E ora che tipo di progetti musicali segui?
A. J.: Principalmente lavoro in Giappone, vivo a Tokio e faccio un grande numero di session. Collaboro con alcuni gruppi, fra cui una big band di latin jazz di diciotto elementi; infine porto avanti i miei progetti solistici.

D.: Com'è la situazione musicale in Giappone?
A. J.: La situazione simile a quella del resto del mondo, c'è un grande mercato per il pop, ma non ci sono grossi spazi per il jazz e la musica non commerciale.


D.: Nonostante questo continui a lavorare in Giappone con i tuoi progetti creativi.
A. J.: Tutta la musica creativa si è comunque ritagliata un suo spazio, non è molto, ma è interessante. Ovviamente non c'è un grandissimo mercato in Giappone per quello che faccio io. Per questo viaggio in tutto il mondo, principalmente in Europa, Stati Uniti ed alcuni paesi dell'Asia.

D.: I tuoi progetti musicali sono stati particolarmente apprezzati negli Stati Uniti. Se non sbaglio sei il primo batterista giapponese a cui la prestigiosa rivista "Modern Drummer" dedica la copertina.
A. J.: Sì, è stato molto importante per me avere la copertina di Modern Drummer, è raro che una cosa del genere avvenga per musicisti non americani. Ho suonato anche al Modern Drummer festival.

D.: Come ti sei trovato tu, con una cultura musicale così ricca e così lontana, a lavorare negli Stati Uniti?
A. J.: Sono stato fortemente influenzato dalla musica americana e in special modo dai batteristi come Steve Gadd, Harvey Mason e Billy Cobham.

D.: Quindi ti piace l'America. Pensi di trasferirti lì come hanno fatto tanti batteristi non americani come Virgil Donati e Simon Phillips?
A. J.: L'America è il paese dei miei sogni, ci lavoro molto volentieri, ma il Giappone è la mia terra, mi piace viverci. Non penso di trasferirmi in America.

D.: Qual è il segreto del tuo successo in campo musicale?
A. J.: Il mio segreto? Il mio approccio alla batteria è inusuale: la mia concezione musicale combina le tecnologie acustiche e quelle elettroniche in modo che stiano insieme in maniera organica, molto naturale. È una concezione nuova, credo che sia questa la caratteristica del mio stile che piace alla gente.

D.: I brani che presenti nel tuo ultimo spettacolo vanno ben al di là della normale concezione della batteria.
A. J.: Non ho solo una mentalità ritmica, sono molto orientato all'armonia ed alla melodia e combino questi fattori suonando la batteria.

D.: E quali fattori sono importanti per continuare su questa strada?
A. J.: Ho una mentalità molto aperta e faccio le cose che mi piacciono, questo mi aiuta nello sviluppare le mie caratteristiche.

D.: Usi delle apparecchiature elettroniche molto sofisticate. Sarai quasi diventato un ingegnere per imparare ad usarle!
A. J.: No, semplicemente mi piace usare le elettroniche, mi diverto molto con questo genere di giocattoli. Probabilmente altri si trovano in difficoltà con l'uso di queste attrezzature e con la gestione delle dinamiche del suono perché non si divertono ad usarle.

D.: Usi abitualmente il tuo set elettroacustico?
A. J.: Non sempre. Quando lavoro in gruppo o con la big band non uso le elettroniche, ho solo il mio set acustico. L'elettronica sarebbe troppo.

D.: Cosa consiglieresti ad un batterista che vuole arrivare al tuo livello tecnico?
A. J.: Il mio migliore consiglio ai drummer, principianti o veterani, è di ricordarsi sempre della base e dei rudimenti.

D.: Tutto qui? Tu sei un equilibrista del click, e per questo non bastano i rudimenti.
A. J.: Quando ti eserciti stai attento al tempo, i particolare ai quarti, perché è dai quarti che nasce tutto.

D.: So che hai realizzato uno show da solista. Ce lo racconti?
A. J.: Ho preparato uno spettacolo che sto portando in giro per il mondo: due ore di performance per un solo batterista. È una cosa unica! Adesso sto facendo dimostrazioni in molti paesi.

D.: Oltre a questo hai altri progetti in cantiere?
A. J.: Spero che si realizzi un progetto per un video a tre batterie con Billy Cobham e Ndugu Chancler, una sorta di incontro tra culture diverse nel segno della batteria.

D.: Qual è il futuro di Akira Jimbo?
A. J.: Ora voglio sperimentare nuove possibilità per la batteria, espandere i suoni, le poliritmie. Il prossimo passo, ma anche il mio sogno, è portare il mio spettacolo da solista in tour per tutto il mondo.

Mario A. Riggio


Stefano Bagnoli
Ellade Bandini (solo foto)
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Disma 2001
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La notte delle batterie 2001
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Arto Tunçboyaciyan


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